Salute 2.0 - Social Media e Sanità

L’empowerment del cittadino-paziente rivoluzionerà il mondo sanitario

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Quando la salute 2.0 fa notizia? Paginemediche, sclerosi e CCSVI

Scritto da Domenico Tosello su 5 Marzo 2010

ccsvi_facebook.jpgOggi il mio Google alert su “Health 2.0″ ha squillato ripetutamente con la notizia “L’Italia presente alla prima Conferenza Europea sulla “salute 2.0” Roberto Ascione, tra gli “ambasciatori” della Conferenza Health 2.0 Europe“. La news, ribalzata piu volte nella rete, era già presente sul sito dell’ANSA. Wow, mi son detto, e subito ho letto il comunicato stampa: “… La conferenza offre, tramite workshop e presentazioni, una grande occasione di aggiornamento sul fenomeno che sta cambiando il modo di comunicare e forse di fare salute…” (il sottolineato/grassetto è mio).

Devo dire che mi si è un po’ smorzato l’entusiasmo e ho capito…, ho capito che siamo in Italia. Nonostante non guardi più la televisione da anni, appena risento questo tono da TG1 mi viene da sorridere (per non inorridire, ovviamente).

Va precisato infatti, che “l’ambasciatore italiano a Parigi”, il portale paginemediche.it, è di Publicis Healthware, che fa parte del gruppo multinazionale Publicis, uno dei più grandi al mondo. Tanto per dire, è presente in 82 paesi e ha oltre 9.500 esperti di comunicazione, con clienti del calibro di Coca-cola, HP, Nestlé, Siemens…. mentre, in Italia nel settore Healthcare annovera tra i propri clienti le maggiori aziende farmaceutiche, come Abbott, Astra-Zeneca, Boehringer Ingelheim, Bristol Myers-Squibb, Gsk, Jhonson&Jhonson Medical, Novartis, Pfizer, Procter & Gamble, Roche, Sanofi-Aventis, ecc.

Come mai la notizia sia stata “colta” e rilanciata dall’ANSA ecc. ecc. mi sembra chiaro. Niente di male che di salute 2.0 si parli anche nei media mainstream, anzi…

Addirittura potrà essere utile che una realtà ancora poco orientata davvero ai pazienti in un’ottica partecipativa “2.0″ come paginemediche.it partecipi alla conferenza di Parigi.

Magari, ad esempio, sulla sclerosi multipla Publicis Healthcare potrebbe capire che dare spazio solo alle attuali e possibili future terapie farmacologiche e ignorare deliberatamente le nuove scoperte della ricerca (non farmacologica e, tra l’altro, fatta dall’italianissimo prof. Zamboni) come la correlazione tra SM e una malformazione venosa congenita (CCSVI), in rete non riscuota grande apprezzamento da parte dei pazienti 2.0. Basta ascoltare il grande movimento di pazienti con sclerosi multipla che in Italia e nel mondo, su Facebook e attraverso le reti sociali, si sta raccogliendo e mobilitando sulla questione (vedi il sarcastico commento nell’immagine).

Un atteggiamento di questo tipo quindi, non solo è poco “Health 2.0″ ma è miope, e in prospettiva molto controproducente per le aziende farmaceutiche stesse, i veri clienti di paginemediche. Chissà se Parigi farà togliere quel “forse” dal prossimo comunicato stampa.

Per concludere, tornando al titolo, è purtroppo significativo come l’informazione ufficiale in Italia si occupi di “salute 2.0″ e che “l’Italia” sia così (poco) rappresentata alla Health 2.0 Conference di Parigi.

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Il futuro wireless e mobile della medicina

Scritto da Domenico Tosello su 24 Febbraio 2010

iphone-med-application.jpgLa presentazione di Eric Topol alla TedMed Conference può apparire un po’ troppo “commerciale” - come spesso quello che in questo momento ha a che fare con iPhone e applicazioni mobili varie - tuttavia, a vedere anche le analisi/previsioni di Morgan Stanley sulla convergenza tra telefonia mobile e web (Economy & Internet trends al web 2.0 Summit dell’ottobre scorso) viene da dire che i numeri per una svolta nella modalità di pensare e realizzare l’assistenza sanitaria ci siano davvero.

Tuttavia…
che sia questa la direzione direi non c’è dubbio, che sia questa la soluzione è un altro paio di maniche.

“Tecnologizzare” stili di vita poco salutari mi ricorda un po’ il buon vecchio Sergio Caputo, “ma perché non vai dal medico/e che ci vado a fare/non voglio mica smettere di bere e di fumare”.

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Health 2.0 Europe. Un anticipo dell’evento con i video dei relatori

Scritto da Domenico Tosello su 23 Febbraio 2010

april-in-paris1.jpgDopo 5 edizioni negli Stati Uniti, la Health 2.0 Conference sbarca in Europa. A Parigi il 6-7 aprile prossimo si parlerà Salute 2.0, di tecnologie on-line e mobile nel settore sanitario con cui consumatori e professionisti cercano contenuti sanitari appropriati, condividono i dati personali nelle reti sociali e utilizzano strumenti per auto-gestire la salute e migliorare il rapporto medico-paziente. (vedi il programma)

Health 2.0 Europe sarà un confronto (contestualizzato, ovviamente) tra le tecnologie sanitarie europee ed esempi leader della Salute 2.0 del Nord America, in particolare sulle questioni:

  • cosa funziona nel contesto dei sistemi europei di assistenza sanitaria in continua evoluzione,
  • se ci sono punti in comune tra i sistemi europei che possono portare ad economie di scala (o no!) e
  • cosa significa il mondo online “senza confini” per i consumatori e medici che lavorano in diversi sistemi di assistenza sanitaria.

Per farsi un’idea, Denise Silber, organizzatrice dell’evento per Basil Strategies, ha raccolto alcune recenti video interviste dei relatori che interverrano, tra cui vi segnalo:

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Sclerosi Multipla, CCSVI e Social Network

Scritto da Domenico Tosello su 6 Febbraio 2010

facebook_ccsvi.jpgOltre alle nuove conoscenze e prospettive mediche sulla Sclerosi Multipla (in seguito SM), la vicenda delle ricerche del dott. Zamboni sulla CCSVI, una malattia vascolare cronica correlata alla SM, è molto interessante anche dal punto di vista del ruolo che il web e le reti sociali stanno assumendo nel settore della salute, caratterizzate sempre più da “alta comunicazione” e tempo reale - come Mauro Moruzzi mette in rilievo nel suo recente libro sull’e-Health. E la sensazione che ci si stia muovendo davvero verso una salute/medicina più partecipata mi sembra confermata da questa vicenda.

Antefatto

Due giorni fa una persona affetta da sclerosi multipla (SM) ha scritto al blog la seguente mail, tanto scarna quanto accorata: “HO LA SCLEROSI MULTIPLA E COME ME, NEL MONDO CI SONO 2.500.000 MALATI, IN ITALIA SIAMO 58.000. UN DOTTORE PAOLO ZAMBONI HA SCOPERTO LA CURA GUARENDO LA MOGLIE DA QUESTA MALATTIA. TUTTO IL MONDO LO SA, MA IN ITALIA, IL PAESE DOVE IL DOTTORE VIVE E LAVORA, SI CERCA DI NON SAPERE E IL BISOGNO DI RICERCA VIENE OSCURATO. POTETE AIUTARE I MALATI DI SCLEROSI MULTIPLA SE POTETE GRAZIE INFINITE”.

L’osservazione più immediata è che la rete, che permette con facilità e a costo zero la diffusione di un messaggio potenzialmente “sospetto” di sensazionalismo/bufala, permette altrettanto rapidamente di verificarne la veridicità. Una semplice ricerca su Google dà già (a soli sei mesi dalla diffusione al pubblico della CCSVI) ben 260.000 risultati per la criptica parola “CCSVI” - di cui 224 video, 34 news, 4.430 blog, 3 twitter -, a fronte dei 327.000 risultati per la ben più conosciuta “sclerosi multipla” (in italiano, mentre sono circa 8 milioni quelli in lingua inglese). E - con mia grande sorpresa - il primo risultato per CCSVI è il gruppo su Facebook dedicato al rapporto tra questa patologia e la Sclerosi Multipla seguito poi dalla associazione nazionale AISM e dalla Fondazione Smuovilavita, che si occupano di SM, e dal sito neurologia.it che sulla questione è invece abbastanza critico-scettico.

La ricerca sulla relazione tra CCSVI e Sclerosi Multipla

Pur da profano dunque, ho potuto verificare rapidamente che l’angiologo Paolo Zamboni, Professore presso il Centro malattie vascolari della Facoltà di Medicina dell’Università di Ferrara, fa ricerca sulla SM da anni ed ha effettivamente scoperto una malattia vascolare cronica definita come Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale (CCSVI) - di recente riconosciuta a livello internazionale - che è strettamente correlata alla SM, come viene descritto nel seguente video:

Grazie alla collaborazione di un altro medico, il neurologo Fabrizio Salvi del Bellaria di Bologna e con il sostegno della Fondazione Hilarescere, ha messo a punto un sistema di diagnosi e di trattamento di chirurgia mini-invasiva della SM basato sulla “riapertura” di queste occlusioni venose. Non mi dilungo oltre ma vi invito ad approfondire la storia, che mi ha molto colpito, - qui trovate una bella intervista al prof. Zamboni -  e in fondo vi segnalo alcuni materiali di approfondimento.

Lasciando il dibattito sugli aspetti medici ai diretti interessati, ci sono molti altri aspetti del mondo sanitario che questa vicenda mette in luce e meriterebbero di essere discussi:

  • la multidisciplinarietà della ricerca: un esperto vascolare assieme ad un esperto neurologo versus una medicina e ricerca “a comparti stagni” (il vecchio/tradizionale modello/paradigma meccanicistico contro una visione più collaborativa e interdisciplinare della ricerca e una visione più globale del paziente);
  • i tempi della ricerca medica: sono passati “solo” quattro anni da quando il dott. Zamboni presentò in ambito medico la sua “Big Idea” sulla SM e due anni dalla prima pubblicazione scientifica sui risultati estremamente incoraggianti della prima sperimentazione su un gruppo di 65 pazienti. Attualmente negli Stati Uniti si sta concludendo una più ampia sperimentazione presso il Buffalo Neuroimaging Analysis Center (BNAC), la Società per la SM del Canada sta promuovendo ulteriori ricerche e la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) intende stanziare 3 milioni di euro per proseguire le ricerche sulla CCSVI;
  • gli aspetti economici e il ruolo dell’informazione tradizionale: la notizia sui media tradizionali in Italia è uscita poco e talvolta anche “oscurata” da quasi contemporanei (e qualcuno suggerisce non casuali) annunci di prossimi ritrovati farmaceutici che dovrebbero “rallentare” la SM, ma da parte dei “pazienti 2.0″ c’è una crescente consapevolezza del legame non sempre trasparente tra i risvolti economici della malattia, la ricerca farmacologica e i mass media;
  • la motivazione e le relazioni personali dei medici-ricercatori, ovvero l’elemento umano che, come avevamo già evidenziato nel caso della consulta dei medici-ammalati, spesso fa la differenza. In questa cultura di aziendalizzazione ed economicizzazione della sanità non stupisce vedere che medici colpiti direttamente o molto da vicino da importanti patologie hanno la motivazione e gli strumenti per far fare grandi progressi alla ricerca medica;
  • ma soprattutto, vorrei mettere in luce  i nodi e i risvolti della comunicazione “ai tempi di internet” che, a livello sanitario e sociale, stanno evidenziandosi anche in Italia.

Reti sociali e sanità ad alta comunicazione

Il primo dato, apparente ormai scontato ma sostanziale e significativo, è che non si può più prescindere dalla rete e dai cambiamenti che le persone in rete stanno realizzando.
Come dimostra chiaramente anche questa vicenda - basta leggere qualche discussione su Facebook o sul forum di Smuovilavita - quando un problema di salute diventa personale, la rete non solo è diventata una fonte informativa fondamentale ma diventa uno strumento di empowerment formidabile perchè di fronte alla molteplicità dei risultati, delle fonti e delle opinioni online, il paziente (e lo hanno già evidenziato diverse ricerche) non si lascia disorientare ma è invece stimolato ad approfondire, a sviluppare senso critico, a chiedere, a confrontarsi, ad assumere quindi un atteggiamento più attivo, consapevole e responsabile. Le persone nei social network e nei forum online (soprattutto tematici) condividono e scambiano conoscenze, esperienze, sentimenti e progetti, azioni e quant’altro possa migliorare la situazione propria o di un proprio caro. La rete può essere usate in modo asincrono, e permette la permanenza e l’accumulo delle informazioni e delle conoscenze (così ad esempio i video del recente convegno di Vicenza sulla CCSVI sono già a disposizione di tutti), ma anche in tempo reale attraverso forum, chat ecc., che permettono di condividere ed organizzare in modo rapido anche idee e azioni concrete, dal livello locale fino a quello internazionale.

Questo cambia innanzitutto il rapporto medico-paziente in un senso più paritario - meno deferente e più esigente, più critico ma anche più collaborativo - e mette le basi per una medicina più partecipata, ma cambia anche  il rapporto con le diverse organizzazioni sociali, dalle strutture sanitarie, al potere politico, a mondo dell’informazione ufficiale.

E’ interessante notare ad esempio, che i mass media restano un punto di riferimento ma, in questo caso, diventano il muro di gomma da “bucare” - nuovamente grazie alla rete -  mail su mail, affinché dia risalto all’informazione che viaggia in rete perché possa raggiungere chi ancora non può o non sa usare il web.
Le persone in rete – che siano pazienti o semplici cittadini sensibilizzati – assumono maggior potere, maggior consapevolezza e spingono il sistema a modificarsi, perché riescono a informarsi e informare gli altri meglio e più rapidamente, aumentano il proprio senso critico, tendono a superare la passività, raggiungono un grado di approfondimento e di conoscenza collettiva dallo scambio di osservazioni, intuizioni, dubbi e domande che mette in crisi la nozione di “esperto”, i dogmatismi e gli interessi di parte – siano essi economici, di casta o altro – le organizzazioni più o meno ufficialmente preposte a dare risposte, per confrontarsi alla pari con i pazienti e il punto di vista di chi vive ogni giorno quella condizione.
Ma le reti sociali sollecitano al cambiamento anche il Sistema Sanitario che trova nell’empowerment dei pazienti un alleato cruciale nei processi sempre più strategici e inderogabili di domiciliarizzazione delle cure e del contenimento della spesa.
Ma di questo ne parleremo ancora…

Altre risorse per approfondire

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Passato e futuro della Salute 2.0 (in America). E in Italia?

Scritto da Domenico Tosello su 29 Gennaio 2010

polka_iphone.jpg“The Past and Future of Health 2.0″ è il primo Report dell’Advisors’ Springboard di Health 2.0.

In breve, il Report sostiene che le pratiche, le tecnologie e i comportamenti sociali, che definiamo Salute 2.0, iniziarono alla fine del 1990 quando gli utenti hanno cominciato a utilizzare Internet per pubblicare informazioni sulle loro esperienze di salute e per connettersi con gli altri, attraverso liste e siti web come ACOR, BrainTalk e iVillage.

Poi, alla fine del 2006, Jane Sarasohn-Kahn e Matthew Holt (fondatore di The Health Care Blog) iniziarono a definire la Salute 2.0 come l’uso di software sociale per promuovere la collaborazione tra i pazienti, i loro caregivers, i medici professionisti e altre parti interessate, dato che i seguenti quattro aspetti della tecnologia e della cultura hanno reso la salute 2.0 alla portata di un’ampia maggioranza di pazienti e di consumatori “mainstream”:

  • la crescita e la diffusione su grande scala di Internet e della banda larga;
  • la caduta delle barriere all’uso di contenuti e strumenti della sanità 2.0 grazie alla familiarità dei software web-based facilmente usabili;
  • la diffusa accettazione della validità dei “contenuti generati dagli utenti” e l’uso appunto di strumenti per l’autopubblicazione, in una cultura in cui la condivisione di conoscenze ed esperienze è è un sempre più pratica comune;
  • Health 2.0 fornisce risposte e soluzioni ai pazienti che non sono solo più rilevanti di quelli provenienti da fonti di informazione tradizionali, ma anche in alcuni casi superiori a quelle ricevute da professionisti del settore medico (vedi e-patients.net).

Ciò significa che la salute 2.0 ha implicazioni significative per il sistema sanitario: per
la prima volta le grandi organizzazioni tradizionali dell’assistenza sanitaria non possono controllare pienamente il ritmo e la direzione del cambiamento nei propri mercati.

Il Report sostiene dunque che i prossimi anni vedranno alcune chiare tendenze nello sviluppo e nell’uso di tecnologie Salute 2.0, che includono:

  • l’integrazione di funzioni di ricerca, community e strumenti all’interno delle applicazioni Salute 2.0, e un loro maggiore utilizzo all’interno dei processi di assistenza sanitaria.
  • una maggiore disponibilità di dati sanitari e una maggiore liquidità di tali dati, in particolare facilitato da piattaforme come HealthVault di Microsoft e Google Health che permettono un facile inserimento degli stessi dati tra diverse applicazioni e servizi.
  • una maggiore diversificazione dei tipi di dati sanitari raccolti e scambiati che comprendono non solo i dati provenienti dai sistemi clinici e amministrativi, ma anche le osservazioni generate dal paziente nella vita quotidiana (cioè auto-tracking), feeds automatizzati da dispositivi biometrici e dati genetici.
  • l’emergere di “unplatforms” (the extension of web/mobile/ubiquitous internet connected devices, applications & data), una mescolanza di dati, applicazioni e dispositivi, quali: 1. Unplatforms Applications - il che significa che lo stesso servizio / applicazione viene eseguito su più dispositivi diversi con tutti i dati che vengono raccolti a livello centrale. 2. Unplatforms tra diversi Canali - servizi Health 2.0 che raggiungono i consumatori tramite diversi canali, tra cui web, web mobile, SMS / testi brevi, servizi vocali automatizzati ed altri. (Alcuni dei canali più insoliti/curiosi sono GlowCaps Vitality’s un porta pillole che avvisa quando si deve prendere una dose, e EMOTA che utilizza una sorta di cornice/schermo interattivo per aiutare gli anziani a comunicare con le loro famiglie). 3. Mescolanza di applicazioni di condivisione Unplatforms - Diverse applicazioni sono ora anche il collegamento con le altre applicazioni dei partner con i widget (per esempio l’applicazione iTriage di Healthagen per iPhone  può anche chiamare direttamente un medico del network TelaDoc ) o l’integrazione dati provenienti da altri servizi nel loro mashup. 4. L’integrazione dei dati attraverso unplatforms - Alcune applicazioni combinano parti di altre applicazioni all’interno di una singola interfaccia e senza soluzione di continuità lo spostamento dei dati tra i diversi servizi. Ad esempio, lo strumento di auto-monitoraggio Polka incorpora anche una mappa del dolore da ReliefInSite (qui il video della dimostrazione all’evento Health 2.0 2009) e quando la mappa viene utilizzato entro Polka, le informazioni sono memorizzate anche in ReliefInSite.

OK, tutto bello, ma… mi/vi chiedo:

  • è solo questione di tempo e “le magnifiche sorti e progressive” dell’e-health (m-Health, Health 2.0, ecc.) di oltreoceano si dispiegheranno “magicamente” anche da noi,  così come tutto sommato si sta diffondendo la pratica di socialnetwork ecc.?
  • quanta di questa innovazione supererà la prova di fuoco della redditività/sostenibilità economica di lungo termine?
  • è una questione di mercato sanitario diverso e orientato all’innovazione “dal basso” (essendo sostanzialmente privato è molto più reattivo e sensibile alle richieste del consumatore-paziente, a sua volta mediamente più propenso alle novità di quello nostrano)?
  • c’è anche una questione economica e “di numeri” di fondo, ovvero i bassi numeri del nostro mercato nazionale - in termini di utilizzatori, operatori sanitari, imprese ecc. - risultano comunque una barriera economica prima ancora che culturale alle sviluppo di simili applicazioni in Italia. E se sì, il mercato europeo può diventare quello di riferimento?

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Primarie dei cittadini 2.0: la Salute per Beppe Grillo è ancora poco partecipata

Scritto da Domenico Tosello su 2 Ottobre 2009

grillo_vaccini.jpgE senz’altro interessante il programma delle “Primarie dei cittadini 2.0″ sulla Salute promosso da Grillo. Stupisce un po’ però che un forte sostenitore del web 2.0 su questo ambito scarseggi di coraggio o di fantasia e proponga un programma tutto sommato molto tradizionale e “politico” con un utilizzo della rete piuttosto limitato e scarsamente partecipativo.

Quello della sanità, a mio avviso, è invece un terreno dove i cittadini 2.0 potrebbero dire e fare molto: dal banale (!) maggior controllo dell’esistente (e sappiamo bene quanto ce ne sarebbe bisogno), al progressivo maggior coinvolgimento del cittadino-paziente nei processi sanitari che lo toccano direttamente (diagnosi-terapia-riabilitazione-ricerca) fino alla co-progettazione di una sanità “dal basso”, che riparta dai veri bisogni di salute e benessere e sappia mettere in discussione la commercializzazione della salute sempre più spudorata e invasiva.

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Salute partecipata: negli USA è nata la Society for Participatory Medicine

Scritto da Domenico Tosello su 28 Settembre 2009

society_participatory_medicine.jpegDi salute partecipata in Italia si inizia finalmente a sentirne parlare, negli USA invece è ormai un tema ampiamente discusso tanto che si stanno rapidamente moltiplicando le iniziative sia pubbliche che private e si stanno organizzando strutturando anche con le forme più “tradizionali” della Società di Medicina Partecipata e - da ottobre 2009 - il Journal of Partecipatory Medicine.

Participatory Medicine is a cooperative model of health care that encourages and expects active involvement by all connected parties (patients, caregivers, healthcare professionals, etc.) as integral to the full continuum of care. The ‘participatory’ concept may also be applied to fitness, nutrition, mental health, end-of-life care, and all issues broadly related to an individual’s health.

The Society was founded to learn about and promote Participatory Medicine through writing, speaking, social networking, and other channels.”

Come dire, ci sarà sempre da separare il grano dal loglio, ma la strada della salute partecipata è segnata e grazie ai social media e alla nuova consapevolezza che stanno diffondendo in tutti gli attori del sistema - nei pazienti 2.0 in primis - sarà un fattore cruciale di innovazione e cambiamento nel modo di intendere e organizzare la salute a livello mondiale.

Già se ne parla in India, ad esempio…

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Salute e Social Media – intervista con Eugenio Santoro

Scritto da Domenico Tosello su 22 Luglio 2009

partecipasalute_2-0.pngEugenio Santoro - responsabile del Laboratorio di Informatica Medica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” e autore dell’ottimo volume “Web 2.0 e Medicina: come social network, podcast, wiki e blog trasformano la comunicazione, l’assistenza e la formazione in sanità” (pubblicato quest’anno da Il Pensiero Scientifico Editore) - ha gentilmente risposto via email ad alcune mie domande sul tema “Salute e Social Media”, facendo un po’ il punto della situazione italiana (nota:i grassetti e alcuni link sono miei).

  • Premesso che i social media siano o dovrebbero essere un canale complementare, e anzi di rinforzo della relazione medico-paziente, in quali ambiti ritiene che potrebbero venire maggiormente e più utilmente usati? In particolare, quali strumenti, in quali momenti della relazione e su quali contenuti?

Nella relazione medico-paziente potrebbero essere usati blog e social network capaci di aggregare intorno alla figura del medico pazienti che soffrono dei medesimi disturbi. Come elemento di aggregazione non penso tanto alle malattie (ogni paziente è differente dagli altri), quanto a particolari condizioni date dagli stili di vita. Per esempio i pazienti obesi e che vogliono perdere peso, o quelli che desiderano smettere di fumare. Strumenti “sociali” moderati dal medico, che raccolgano le esperienze dei pazienti, possono probabilmente fornire un valido supporto.

Un altro strumento interessante potrebbe essere l’impiego di social bookmark, nei quali il medico include gli indirizzi di siti web da condividere con i propri pazienti perche essi possano approfondire determinate tematiche. Una sorta di “prescrizione” informativa che potrebbe fornire utili strumenti di prevenzione delle malattie. Sarebbe poi bello che prendessero piede anche in Italia i cosiddetti Personal Health Record integrati, strumenti cioè che permettono di integrare il concetto di cartella clinica informatizzata con strumenti per il monitoraggio a distanza da parte dei pazienti di alcuni parametri clinici come la pressione arteriosa o la glicemia.

  • Quali casi e buone pratiche può indicare in Italia di un uso appropriato e significativo dei social media in campo sanitario?

Purtroppo in Italia non esistono ancora significative esperienze di social media in campo sanitario. Alcune applicazioni ruotano su specifici argomenti “ai confini” con il web 2.0 come quelli riguardanti il fascicolo sanitario personale (un fascicolo sanitario controllato direttamente dal cittadino attraverso il quale può gestire la propria storia clinica e condividerla con il proprio medico e gli specialisti di fiducia). Strumenti di questo tipo sono stati per esempio proposti recentemente dal portale FamilyHealth.

A livello istituzionale merita attenzione il progetto della Azienda Ulss 8 di Asolo con l’assoluta novità - in Italia - dell’uso di strumenti di social network rivolti agli assistiti. Segnalo infine Pazienti.org un blog nato da pochissimo con l’obiettivo di dare la possibilità ai cittadini di raccontare, in maniera anonima, le proprie esperienze nel modo della salute.

  • Quali sono i punti critici per una più ampio utilizzo dei social media da parte degli operatori sanitari da una parte e dei cittadini-pazienti dall’altra? Accessibilità, competenza, motivazione…

Al momento, dal mio punto di vista, sembra mancare da parte degli operatori sanitari e dei cittadini la consapevolezza delle potenzialità di questi strumenti. Si conosce ancora poco del nuovo modo di lavorare nel web 2.0.

Gli operatori sanitari si avvicinano timidamente a questi temi, spinti in parte dalla curiosità ma soprattutto dalla attenzione che i loro colleghi stranieri (in prevalenza americani e inglesi) ripongo in questi strumenti. I cittadini, che avrebbero tutti i vantaggi dati da un confronto delle loro opinioni, sanno anch’essi poco di social media.

A ciò occorre aggiungere la barriera generazionale: i social media sono usati molto dai giovani che, in generale, non hanno problemi di salute. Infine, sono completamente assenti le istituzioni. I siti istituzionali sanitari non consentono in alcun modo al cittadino di partecipare (magari con le proprie opinioni) ai meccanismi che regolano la propria assistenza sanitaria come invece, per esempio, capita nel Regno Unito.

  • Visti i numeri ancora piuttosto esigui di internauti italiani interessati alla salute (Eurisko li stima in 4-5 milioni), dal punto di vista della sostenibilità economica, come vede la replicabilità in Italia di iniziative di social media – in particolare comunità di pazienti e siti di valutazione di servizi e strutture sanitarie – che all’estero stanno funzionando?

Ritengo che servizi di questo genere - in particolare i servizi di valutazione di servizi e strutture sanitarie - avranno molte possibilità di affermarsi anche in Italia. Non credo sia la soluzione più efficace (almeno nella forma sperimentata all’estero), ma d’altra parte è l’unica percorribile almeno fino a quando le istituzioni non renderanno pubblici i cosiddetti “parametri di performance” delle strutture sanitarie, cioè indicatori (che sono disponibili) in grado di stabilire l’affidabilità e la competenza di un ospedale.

In Inghilterra questo già avviene già da diversi mesi attraverso il portale NHS Choices grazie alla attenzione che il Ministero della Salute Britannico ripone su queste tematiche. Negli Usa è una consuetudine già da diversi anni.

  • Ritiene che il Sistema Sanitario Nazionale sarebbe uno dei principali beneficiari dell’empowerment del paziente? E in caso affermativo, quale percezione e consapevolezza c’è del fenomeno social media e delle sue potenzialità nei responsabili tecnici e politici del SSN?

Certamente l’empowerment dei pazienti genera maggiore conoscenza nei pazienti e maggiore conoscenza significa maggiore possibilità di scegliere ciò che veramente serve. Un cittadino informato inoltre, tende a “spendere” meno e far spendere meno ( e meglio) la collettività.

Il SSN avrebbe quindi tutto l’interesse affinchè il cittadino sia più informato. Purtroppo tra i tecnici e i politici c’è (al momento) scarso interesse ai social media. Su un aspetto però c’è particolare fermento. E’ quello del fascicolo sanitario elettronico, con progetti già avviati a livello regionale e nazionale. Tuttavia tali progetti sembrano - almeno allo stato attuale - più strumenti di condivisione (tra il solo personale medico) di informazioni di tipo “clinico/amministrativo” e per i quali nulla (o quasi) è lasciato al libero arbitrio del cittadini. Più che gli attori del SSN ritengo che un ruolo chiave nell’affermarsi dei social media sarà giocato in futuro dalle associazioni di pazienti e dalle società scientifiche, i reali fruitori di questo genere di applicazioni.

  • Dal rapporto Eurisko sulla cultura della salute emerge chiaramente che l’elite socio-culturale del paese è quella che utilizza maggiormente la rete, gode di migliore salute e si occupa meglio dello stato di salute proprio e dei propri cari. C’è il rischio che i progetti di e-health o salute 2.0 aumentino il divario sociale anche per quanto riguarda la salute?

Si, questo è il pericolo. Il “digital divide” che da sempre caratterizza l’uso di Internet, rischia qui di essere amplificato. Per questo è necessario un ampio programma educativo, capace di spigare ai cittadini i vantaggi derivanti dall’uso dei social media. Oltre ovviamente ad un crescente sviluppo di applicazioni in ambio sanitario targate “web 2.0”.

  • Infine, per la sua esperienza in Partecipasalute, quale evoluzione ha potuto riscontrare nel dialogo e nel coinvolgimento con il suo pubblico?

Partecipasalute è un progetto condotto dall’Istituto Mario Negri in collaborazione con l’agenzia di giornalismo Zadig e il Centro Cochrane Italiano.

L’obiettivo del progetto è quello di rendere i cittadini più partecipi nelle scelte che riguardano la propria salute attraverso programmi di formazione che abbracciano numero argomenti (dai conflitti di interesse gli aspetti etici di una sperimentazione clinica, dal concetto di evidenza clinica a quello del ruolo dell’associazionismo nella definizione di politiche sanitarie), attraverso indagini svolte tra le associazioni di cittadini e attraverso la segnalazione di revisioni sistematiche. Partecipasalute è anche un sito web che, oltre a ospitare il materiale formativo, consente ai cittadini di condividere le proprie storie e utilizzare strumenti per misurare l’affidabilità di un sito web sanitario, di una campagna di sensibilizzazione, o di una associazione.

Il sito web ospita anche una sezione dedicata al web 2.0 in ambito sanitario nella quale sono pubblicati articoli che riguardano le differenti applicazioni di questi strumenti in sanità. Lo stesso portale è costruito facendo uso di strumenti web 2.0 attraverso il quale i lettori possono commentare e votare articoli, proporre e condividere articoli di loro interesse, inserire e usare tag. Da quando queste funzioni sono state introdotte, abbiamo notato una maggiore partecipazione da parte dei lettori e una maggiore condivisione dei propri interessi.

Grazie1000 e buon lavoro di divulgazione!

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Marketing della salute. Con e senza Rete

Scritto da Domenico Tosello su 13 Luglio 2009

tudiabetes_day.jpgDue iniziative e un oceano in mezzo.

La prima, dagli USA, è una iniziativa che fa notizia:
“14,000 People With Diabetes Test Their Blood Sugar at the Same Time”.
In pratica, il prossimo 14 luglio per fare sensibilizzazione sul diabete negli Stati Uniti, 14.000 persone diabetiche faranno in contemporanea il test del loro livello di zucchero nel sangue. Per diffondere l’iniziativa, partecipare e raccogliere i dati verranno utilizzati grandi social network, come Facebook, community di pazienti, come TuDiabetes.com, o applicazioni come Twitter.

La seconda, italiana, è dell’anno scorso, presentata da Umberto Veronesi - Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo Oncologico. Per l’IEO Day 2008 avevano avuto una grande idea: invitare ad un meeting annuale le pazienti operate di tumore al seno per evitare la “sindrome da abbandono” post-operatoria. L’interesse suscitato era stato strabiliante: volevano partecipare 10.000 donne!

Allora vi chiederete: hanno affittano un palazzetto dello sport e realizzato uno dei più grandi eventi medici-pazienti? No, hanno bloccato le iscrizioni alle prime mille e hanno avuto il coraggio di dire: “Questo incontro segna una svolta nel ruolo degli ospedali nel Paese, è un segnale di inizio dell’epoca del rapporto diretto fra ospedale e paziente, senza l’intermediazione della medicina del territorio”.

Aiutooo, c’e un medico in sala che spieghi a Veronesi che esiste la Rete?

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e-Care 2.0: la domanda di salute partecipata c’è, adesso si tratta di fare

Scritto da Domenico Tosello su 9 Luglio 2009

e-Care 2.0 - Foto L. PeruginiL’e-Care Forum è stato un buon punto di partenza, riuscito nel suo intento di non dare risposte ma di mettere sul tappeto le questioni.

Molto interessante la ricerca introduttiva di Isabella Cecchini di Eurisko sulla cultura della salute in Italia: i cambiamenti in questo campo ci sono, sono significativi, piuttosto rapidi, confortanti e (sigh) piuttosto trascurati dagli operatori sanitari e dalle istituzioni.

Parole chiave: multicanalità informativa, approccio più olistico alla salute, autocura (riguarda ben il 20% delle pratiche di cura), bisogno e valore etico dell’ascolto del paziente-cittadino-utente, salute come ambito di grande investimento e grande bisogno di capire (cure e centri di eccellenza).

L’elite socio-culturale del paese è quella che utilizza maggiormente internet per la salute, ma che attualmente genera una domanda ancora insoddisfatta.

Questioni chiave aperte:

  • i bisogni dei pazienti (cosa si cerca sul web)
  • i percorsi informativi
  • i contenuti (affidabilità)
  • gli effetti dei pazienti empowered sul Sistema Sanitario

Tralasciando la tavola rotonda mattutina, con gli interventi delle aziende sulle ICT in sanità, che non ha messo in luce particolari novità, nel pomeriggio, più web 2.0 - grazie anche al moderatore Michele Ficara Manganelli che ha personalmente provveduto alla diretta in Rete con la propria webcam (qui il video) - sono emerse interessanti riflessioni, spunti e provocazioni sul ruolo dei Social Media nella salute.

Luca Conti ha introdotto il tema del web partecipativo e dei social network con una carrellata di casi di applicazioni in campo sanitario – per forza di cose più americani che nostrani: dal blog della Mayo Clinic al (controverso) twitter del pilota diabetico sponsorizzato dalla casa farmaceutica…

Gianluigi Cogo - qui il suo post sul tema - sottolinea che il web è un mezzo abilitante ma la sfida è passare al vero ascolto e alla progettazione e realizzazione di una reale user experience, non limitarsi ad una banale trasposizione dall’analogico al digitale dei servizi e dei processi sanitari; c’è inoltre – soprattutto nella pubblica amministrazione - il timore di “metterci la faccia e la reputazione personale” e sottolinea infine che la cittadinanza digitale richiede un personale coinvolgimento - anche in termini di doveri - alla partecipazione e incita alla disobbedienza innovativa.

Linnea Passaler ha presentato il progetto di portare in Italia l’iniziativa inglese PatientOpinion.

Dario Betti ha delineato brevemente i diversi aspetti tecnici della user experience, della co-progettazione con l’utente, della trovabilità, che - come i molti altri temi discussi - meriteranno un approfondimento.

Alfredo Pascali, marketing manager al IRCCS Monzino, ha sottolineato l’enfasi che il paziente pone sulla qualità della relazione medico-paziente, non solo in fase acuta ma nel corso del tempo e che quindi come struttura sanitaria hanno scelto strategicamente di far rientrare le applicazioni del web 2.0 nel più ampio progetto di CRM verso i propri utenti.

[doverosa integrazione] Bruno Conti ha parlato del volontariato socio-sanitario, che è una grandissima realtà Italiana e che sarà sicuramente un valido aiuto nella crescita della sanità 2.0, ovviamente dal basso ovvero dalle esigenze della popolazione, presentando il Social Network del Corpo Nazionale Medici Volontari.

La sensazione, a caldo, è che l’interesse su questi temi stia crescendo rapidamente, e che la strada da fare sia molta ma che c’è anche molta voglia di fare.

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