Salute 2.0 - Social Media e Sanità

L’empowerment del cittadino-paziente rivoluzionerà il mondo sanitario

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Temi legati alla ricerca biomedica e tecnologica

PatientsLikeMe: Pazienti + Dati. La coperta di Arlecchino è la nuova medicina?

Scritto da Domenico Tosello su 18 Febbraio 2010

patchwork.jpgC’è una coperta appesa al muro a PatientsLikeMe, realizzata con le diverse pezze di tessuto dei membri della comunità on-line di pazienti con sclerosi multipla (SM). “L’abbiamo appesa in ufficio perché rappresenta molto di ciò che è il nostro sito: esperienze individuali che, una volta messe insieme, offrono una visione molto potente dei pazienti che vivono con la SM“, spiega il co-fondatore e presidente Ben Heywood.

 La storia del più famoso social network di pazienti

Nel seguente video Jamie Heywood racconta alla TedMed Conference, come la malattia del fratello lo abbia spinto a creare nel 2004 PatientsLikeMe, un social network in cui le persone condividono le proprie esperienze di malattie croniche e vengono raccolti (in modo consensuale) anche i dati relativi alle terapie nel corso del tempo (sintomi, trattamenti, interventi, medicinali, effetti collaterali, ecc).

Con 55.000 membri (recentemente ha acquisito anche ReliefeInsite), PatiensLikeMe è una delle più significative esperienze di reti sociali di pazienti , con una decina di comunità specifiche intorno a diverse patologie specifiche: SLA, sclerosi multipla, depressione, AIDS, ed altre.

Vendere dati per sostenere la ricerca e supportare i pazienti

plm_products.jpgSu Xconomy viene analizzato il modello di business della società, basato sulla vendita dei dati aggregati e anonimizzati dei pazienti a case farmaceutiche e altre organizzazioni sanitarie. Il mese scorso, per esempio, l’azienda ha annunciato il lancio della sua decima comunità di pazienti per le persone affette da epilessia, e UCB, una società con sede a Bruxelles che produce farmaci per l’epilessia,  sta già pagando PatientsLikeMe per progetti di ricerca incentrati sui pazienti affetti da epilessia.

Nell’articolo citato, Heywood sostiene tuttavia che la strategia della società per il successo inizia prima con l’offrire (gratuitamente, ndr) servizi, strumenti e informazioni preziose ai pazienti per il controllo della loro salute, e poi nel servire i propri clienti (le imprese paganti).  Ad esempio, l’impresa impiega infermieri e specialisti clinici per fornire agli utenti che soffrono di depressione strumenti che misurano il loro stato d’animo. Dall’altra l’impresa de-identifica i dati raccolti dai pazienti prima che siano venduti ai clienti come UCB.

PatientsLikeMe sta già avendo un impatto significativo sulle decisioni dei suoi membri riguardo all’assistenza sanitaria. In media, secondo un recente sondaggio condotto dalla società, il 10% degli utenti ha dichiarato di aver cambiato medico in seguito alle conoscenze acquisite da altri compagni-pazienti; altri imparano che forse non è necessario andare così spesso in ospedale come facevano prima di frequentare il sito.

Per costruire la propria credibilità verso gli operatori sanitari, PLM tiene numerose presentazioni in occasione di incontri accademici, tuttavia nella classe medica c’è molto scetticismo circa il valore delle informazioni online generate dai pazienti e anche preoccupazione riguardo ai pericoli potenziali per le persone che prendono decisioni importanti sulla loro cura senza consultare un medico. Eppure Heywood sostiene che alcuni medici hanno scoperto che i profili dei pazienti online li hanno aiutati a prendere decisioni per la loro cura. (Sermo, un  social network per i medici, ha anche dimostrato che un numero crescente di medici sono aperti a utilizzare i nuovi media sociali per il loro lavoro.)

Privacy, Ricerca e coperta di Arlecchino

Oltre alla condivisibilità o meno della modalità di business (anche se quello della sostenibilità economica delle iniziative web 2.0 rimane un nodo cruciale), il modello realizzato da PatientsLikeMe mette in luce diverse questioni sul futuro della medicina e della sanità in generale, in primis la questione della privacy, sulla quale il movimento dei pazienti 2.0 americano sembra orientato prevalentemente alla Openness philosophy, la filosofia della aperta condivisione dei dati. In un recente articolo “Privacy can kill, openness can heal” Susanna Fox scrive “The first time I met Gilles Frydman, I asked him about ACOR’s privacy policy. He shrugged and smiled, “Our policy is that you have no privacy.” Social sharing on the ACOR listserves is expected, if not required.”(ACOR è una delle più vaste e antiche comunità di pazienti con il cancro. ndr)

La seconda questione è il ruolo dei pazienti nella ricerca medica e il passaggio copernicano da (s)oggetti di studio (a cui al massimo si chiede un “consenso informato”) a soggetti in grado scegliere consapevolmente di collaborare alla ricerca in modo costruttivo, con un ruolo effettivamente riconosciuto ed importante.

Il recente caso del movimento di pazienti con la sclerosi multipla che a livello internazionale si sta mobilitando sulle ricerche relative alla correlazione tra la CCSVI e la Sclerosi Multipla sta mettendo ben in evidenza l‘interesse e la potenzialità del coinvolgimento attivo delle comunità di pazienti nelle questioni una volta confinate ai convegni e alle riviste mediche.

Ma come già sottolineato più volte, entrambe le questioni riportano in realtà al più sottile ma fondamentale tema del controllo e del modello di sanità che si vuole perseguire.

Ovvero: se i dati sono la pezza che ciascun paziente mette per contribuire a cucire la coperta di Arlecchino (far avanzare la Ricerca medica), chi decide poi come, quando, chi può coprire e con che costi? Le aziende private del modello di sanità americana? La classe medica? I manager della sanità pubblica? Qualche nuova forma di collaborazione pubblico-privata? I cittadini-utenti-pazienti?

Questo non mi sembra ancora ben definito, invece è ormai chiara la potenzialità dei dati connessi in rete (il next web prefigurato da Tim Berns Lee)  così come credo sia irreversibile l’empowerment del paziente, il nuovo ruolo che si sta ritagliando e la sua legittima aspirazione ad una sanità che copra sempre meglio i suoi bisogni.

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Sclerosi Multipla, CCSVI e Social Network

Scritto da Domenico Tosello su 6 Febbraio 2010

facebook_ccsvi.jpgOltre alle nuove conoscenze e prospettive mediche sulla Sclerosi Multipla (in seguito SM), la vicenda delle ricerche del dott. Zamboni sulla CCSVI, una malattia vascolare cronica correlata alla SM, è molto interessante anche dal punto di vista del ruolo che il web e le reti sociali stanno assumendo nel settore della salute, caratterizzate sempre più da “alta comunicazione” e tempo reale - come Mauro Moruzzi mette in rilievo nel suo recente libro sull’e-Health. E la sensazione che ci si stia muovendo davvero verso una salute/medicina più partecipata mi sembra confermata da questa vicenda.

Antefatto

Due giorni fa una persona affetta da sclerosi multipla (SM) ha scritto al blog la seguente mail, tanto scarna quanto accorata: “HO LA SCLEROSI MULTIPLA E COME ME, NEL MONDO CI SONO 2.500.000 MALATI, IN ITALIA SIAMO 58.000. UN DOTTORE PAOLO ZAMBONI HA SCOPERTO LA CURA GUARENDO LA MOGLIE DA QUESTA MALATTIA. TUTTO IL MONDO LO SA, MA IN ITALIA, IL PAESE DOVE IL DOTTORE VIVE E LAVORA, SI CERCA DI NON SAPERE E IL BISOGNO DI RICERCA VIENE OSCURATO. POTETE AIUTARE I MALATI DI SCLEROSI MULTIPLA SE POTETE GRAZIE INFINITE”.

L’osservazione più immediata è che la rete, che permette con facilità e a costo zero la diffusione di un messaggio potenzialmente “sospetto” di sensazionalismo/bufala, permette altrettanto rapidamente di verificarne la veridicità. Una semplice ricerca su Google dà già (a soli sei mesi dalla diffusione al pubblico della CCSVI) ben 260.000 risultati per la criptica parola “CCSVI” - di cui 224 video, 34 news, 4.430 blog, 3 twitter -, a fronte dei 327.000 risultati per la ben più conosciuta “sclerosi multipla” (in italiano, mentre sono circa 8 milioni quelli in lingua inglese). E - con mia grande sorpresa - il primo risultato per CCSVI è il gruppo su Facebook dedicato al rapporto tra questa patologia e la Sclerosi Multipla seguito poi dalla associazione nazionale AISM e dalla Fondazione Smuovilavita, che si occupano di SM, e dal sito neurologia.it che sulla questione è invece abbastanza critico-scettico.

La ricerca sulla relazione tra CCSVI e Sclerosi Multipla

Pur da profano dunque, ho potuto verificare rapidamente che l’angiologo Paolo Zamboni, Professore presso il Centro malattie vascolari della Facoltà di Medicina dell’Università di Ferrara, fa ricerca sulla SM da anni ed ha effettivamente scoperto una malattia vascolare cronica definita come Insufficienza Venosa Cronica Cerebrospinale (CCSVI) - di recente riconosciuta a livello internazionale - che è strettamente correlata alla SM, come viene descritto nel seguente video:

Grazie alla collaborazione di un altro medico, il neurologo Fabrizio Salvi del Bellaria di Bologna e con il sostegno della Fondazione Hilarescere, ha messo a punto un sistema di diagnosi e di trattamento di chirurgia mini-invasiva della SM basato sulla “riapertura” di queste occlusioni venose. Non mi dilungo oltre ma vi invito ad approfondire la storia, che mi ha molto colpito, - qui trovate una bella intervista al prof. Zamboni -  e in fondo vi segnalo alcuni materiali di approfondimento.

Lasciando il dibattito sugli aspetti medici ai diretti interessati, ci sono molti altri aspetti del mondo sanitario che questa vicenda mette in luce e meriterebbero di essere discussi:

  • la multidisciplinarietà della ricerca: un esperto vascolare assieme ad un esperto neurologo versus una medicina e ricerca “a comparti stagni” (il vecchio/tradizionale modello/paradigma meccanicistico contro una visione più collaborativa e interdisciplinare della ricerca e una visione più globale del paziente);
  • i tempi della ricerca medica: sono passati “solo” quattro anni da quando il dott. Zamboni presentò in ambito medico la sua “Big Idea” sulla SM e due anni dalla prima pubblicazione scientifica sui risultati estremamente incoraggianti della prima sperimentazione su un gruppo di 65 pazienti. Attualmente negli Stati Uniti si sta concludendo una più ampia sperimentazione presso il Buffalo Neuroimaging Analysis Center (BNAC), la Società per la SM del Canada sta promuovendo ulteriori ricerche e la Fondazione Italiana Sclerosi Multipla (FISM) intende stanziare 3 milioni di euro per proseguire le ricerche sulla CCSVI;
  • gli aspetti economici e il ruolo dell’informazione tradizionale: la notizia sui media tradizionali in Italia è uscita poco e talvolta anche “oscurata” da quasi contemporanei (e qualcuno suggerisce non casuali) annunci di prossimi ritrovati farmaceutici che dovrebbero “rallentare” la SM, ma da parte dei “pazienti 2.0″ c’è una crescente consapevolezza del legame non sempre trasparente tra i risvolti economici della malattia, la ricerca farmacologica e i mass media;
  • la motivazione e le relazioni personali dei medici-ricercatori, ovvero l’elemento umano che, come avevamo già evidenziato nel caso della consulta dei medici-ammalati, spesso fa la differenza. In questa cultura di aziendalizzazione ed economicizzazione della sanità non stupisce vedere che medici colpiti direttamente o molto da vicino da importanti patologie hanno la motivazione e gli strumenti per far fare grandi progressi alla ricerca medica;
  • ma soprattutto, vorrei mettere in luce  i nodi e i risvolti della comunicazione “ai tempi di internet” che, a livello sanitario e sociale, stanno evidenziandosi anche in Italia.

Reti sociali e sanità ad alta comunicazione

Il primo dato, apparente ormai scontato ma sostanziale e significativo, è che non si può più prescindere dalla rete e dai cambiamenti che le persone in rete stanno realizzando.
Come dimostra chiaramente anche questa vicenda - basta leggere qualche discussione su Facebook o sul forum di Smuovilavita - quando un problema di salute diventa personale, la rete non solo è diventata una fonte informativa fondamentale ma diventa uno strumento di empowerment formidabile perchè di fronte alla molteplicità dei risultati, delle fonti e delle opinioni online, il paziente (e lo hanno già evidenziato diverse ricerche) non si lascia disorientare ma è invece stimolato ad approfondire, a sviluppare senso critico, a chiedere, a confrontarsi, ad assumere quindi un atteggiamento più attivo, consapevole e responsabile. Le persone nei social network e nei forum online (soprattutto tematici) condividono e scambiano conoscenze, esperienze, sentimenti e progetti, azioni e quant’altro possa migliorare la situazione propria o di un proprio caro. La rete può essere usate in modo asincrono, e permette la permanenza e l’accumulo delle informazioni e delle conoscenze (così ad esempio i video del recente convegno di Vicenza sulla CCSVI sono già a disposizione di tutti), ma anche in tempo reale attraverso forum, chat ecc., che permettono di condividere ed organizzare in modo rapido anche idee e azioni concrete, dal livello locale fino a quello internazionale.

Questo cambia innanzitutto il rapporto medico-paziente in un senso più paritario - meno deferente e più esigente, più critico ma anche più collaborativo - e mette le basi per una medicina più partecipata, ma cambia anche  il rapporto con le diverse organizzazioni sociali, dalle strutture sanitarie, al potere politico, a mondo dell’informazione ufficiale.

E’ interessante notare ad esempio, che i mass media restano un punto di riferimento ma, in questo caso, diventano il muro di gomma da “bucare” - nuovamente grazie alla rete -  mail su mail, affinché dia risalto all’informazione che viaggia in rete perché possa raggiungere chi ancora non può o non sa usare il web.
Le persone in rete – che siano pazienti o semplici cittadini sensibilizzati – assumono maggior potere, maggior consapevolezza e spingono il sistema a modificarsi, perché riescono a informarsi e informare gli altri meglio e più rapidamente, aumentano il proprio senso critico, tendono a superare la passività, raggiungono un grado di approfondimento e di conoscenza collettiva dallo scambio di osservazioni, intuizioni, dubbi e domande che mette in crisi la nozione di “esperto”, i dogmatismi e gli interessi di parte – siano essi economici, di casta o altro – le organizzazioni più o meno ufficialmente preposte a dare risposte, per confrontarsi alla pari con i pazienti e il punto di vista di chi vive ogni giorno quella condizione.
Ma le reti sociali sollecitano al cambiamento anche il Sistema Sanitario che trova nell’empowerment dei pazienti un alleato cruciale nei processi sempre più strategici e inderogabili di domiciliarizzazione delle cure e del contenimento della spesa.
Ma di questo ne parleremo ancora…

Altre risorse per approfondire

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Demo di un servizio di monitoraggio via web per persone asmatiche

Scritto da Domenico Tosello su 25 Luglio 2009

Si parla molto di telemonitoraggio e condivisione dei dati clinici attraverso sistemi di Personal Health Record. In questo caso i consulenti di Cambridge Consultants mostrano come funziona la piattaforma Vena per il monitoraggio a distanza - via bluetooth e via web - di persone asmatiche e come i dati vengano registrati e condivisi in tempo reale sulla “cartella clinica personale” in GoogleHealth.


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pHealth - Tecnologia, salute personalizzata e politica europea

Scritto da Domenico Tosello su 6 Luglio 2009

Logo pHealth 2009La settimana scorsa ad Oslo si è tenuto pHealth 2009, il sesto workshop internazionale sulla Salute Personalizzata “Wearable Micro and Nanosystems for Personalised Health”, nell’ambito del programma europeo ICT for better Healthcare in Europe

Tra i filmati dell’evento vi segnalo quello introduttivo del Commissario Europeo, Roberto Giampieretti, che inquadra la politica dell’Unione Europea sul tema, e la presentazione di Cristiano Cadagnone, dell’Università Statale di Milano, che dà una panoramica sul presente e il futuro dei Sistemi di Salute Personalizzata (”Personal Health Systems - PHS - assist in the provision of continuous, quality controlled, and personalized health services to empowered individuals regardless of location“).

Sotto, lo schema generale del progetto europeo PHS 2020 fornisce la visione generale a monte dei progetti e dei finanziamenti comunitari nel campo delle ICT  per i Sistemi di Salute Personalizzata.Schema PHS

The vision is to contribute to the development of a common European PHS approach and to the strengthening of a coherent community of practitioners and stakeholders, capable of leveraging the potential of the European diversity and innovativeness of healthcare systems.”

La sfida è interessante e complessa; a livello di idee e progetti l’Europa è senz’altro molto avanzata ma gli scenari possono essere molto diversi:

Scenari Society-Health-Governance

  • un Welfare-Grande Fratello (più o meno Buono),
  • una Sanità pubblica che continua a cercare il compromesso tra servizi e costi,
  • una sanità a diverse velocità e diversi livelli,
  • una società unita e che sa prendersi cura di sè, con un sistema di governo aperto e pluralista.

Personalmente preferisco quest’ultimo scenario, ma…

  1. è evidente che è una scelta eminentemente politica, che quindi richiede una cultura e una società altrettanto aperte, pluraliste, partecipate, e qui - almeno a vedere l’attuale panorama italico - c’è molto da fare!
  2. nuovamente la tecnologia è (solo) un fattore abilitante, non è la soluzione, anzi, si può prestare a sbocchi diversissimi e opposti, con profonde implicazioni etiche;
  3. i modelli di business sottostanti ai diversi scenari sono molto differenti, così come differiscono i “giocatori vincenti”
  4. ci sono diverse pre-condizioni - sempre stando alla presentazione di Cadagnone - piuttosto stringenti e di difficile prevedibilità temporale, a partire dall’auspicato superamento del paradigma scientifico meccanicistico, per una visione più olistica della salute, per arrivare alla genomica personalizzata.

Mi chiedo se e come queste questioni possano trovare ascolto e risposte (almeno) dalla Rete.

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e-Care Forum a Milano farà il punto della Sanità 2.0 in Italia

Scritto da Domenico Tosello su 29 Giugno 2009

foto_care.jpgNemmeno il tempo di dire che il  panorama italiano degli eventi legati al mondo della sanità è sconfortante per quel che riguarda il tema della Salute 2.0 - vedi post precedente - che subito ti organizzano questo e-Care Forum su “Internet e Sanità, quali prospettive nell’era del web 2.0″ il prossimo 8 luglio a Milano.

Il programma prevede una sessione sull’Health Knowledge Management, in particolare sul rapporto medico-paziente, e una sessione e-Care 2.0 per discutere - udite, udite - su quale sia il punto di vista della Rete!

Bene, le premesse sembrano buone, questa volta.

(Apro una piccola parentesi: se date un occhio a e-HealthCare Forum, vetrina dei grandi nomi dell’ICT nostrano in campo sanitario, capirete subito la differenza. Nel quasi contemporaneo loro convegno di dopodomani su “Sanità e Innovazione“, di web 2.0, partecipazione del cittadino-paziente, ecc. non se ne vede nemmeno l’ombra.

Sicurezza, privacy, cartella clinica elettronica, telemedicina sono le (vecchie) parole magiche che evidentemente fuzionano ancora… per fare business alla vecchia maniera. Non che non siano questioni importanti - sia chiaro - è che mi sembra strano che grandi aziende e multinazionali di quel calibro non provino a cercare di innovare anche in un altro modo, sia sul fronte del prodotto/servizio/conoscenza - vedi ad esempio nell’ambito oculistico l’approccio “open innovation” di Eye Knowledge Network, start up italiana ma con un piede già in California - sia su quello del mercato, che non è più fatto solo di primari, provveditori, amministratori, assessori ecc., ma vede far capolino anche il paziente 2.0 (che in questi giorno qualcuno definirebbe invece “l’utilizzatore finale” :-).

Chiudo la parentesi con una piccola nota personale: mi ero iscritto online al loro evento di aprile - tra l’altro senza aver ricevuto uno straccio di conferma dell’iscrizione - ma non ho potuto partecipare (emenomale!), tuttavia questi geni del marketing relazionale continuano a inviarmi email non richieste sui loro fantastici prodotti.)

Beh, invece a questo e-Care Forum ci sarò. Anzi, se percaso siete interessati ma non potete esserci, mi farebbe piacere uno scambio di opinioni su quali secondo voi siano le reali possibilità di una sanità maggiormente partecipata o quali dovrebbero essere le azioni e gli strumenti per una riforma della sanità che non sia meramente di taglio economico e tecnologico ma che veda davvero riconosciuta la centralità del cittadino-paziente.

PS: l’immagine è una piccola dedica a Paolo Vergnani, mio docente ai tempi del Master, tratta da una sua lezione spettacolo su “Anatomia e fisiopatologia del rapporto medico-paziente” (evento ECM accreditato, peraltro!).

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Salute 2.0 - Servizi informativi di genetica personalizzata

Scritto da Domenico Tosello su 4 Maggio 2009

All of us have 23 pairs of chromosomesFondata nel 2006, la società USA 23andMe (che vede Google tra i finanziatori) prende il nome dalle 23 coppie di cromosomi che tutti noi abbiamo e offre a livello mondiale un servizio di informazioni genetiche personali. In pratica, si ordina un kit (circa 300 euro) e si invia il proprio campione di saliva al loro laboratorio per l’analisi del DNA e dopo 6-8 settimane collegandosi al sito si può esplorare il proprio genoma.

Oltre ad una sezione informativa sulla genetica 101, sono stati avviati Social Network e community specifiche: sulla genetica personale e familiare, sul Parkinson, per le donne in gravidanza.

Anche in Italia i privati cittadini possono ottenere analoghi servizi di genetica, ad esempio da BMR Genomics, spin off dell’Università di Padova, sebbene l’approccio sia comprensibilmente meno marketing e web 2.0.

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Ricerca universitaria e web 2.0

Scritto da Domenico Tosello su 28 Aprile 2009

Logo_MITOltreoceano il Massachusetts Institute of Technology, una delle realtà accademiche più importanti, prestigiose e influenti del mondo, ha stabilito che d’ora in poi cercherà di diffondere i risultati della ricerca nel modo più esteso possibile e del tutto gratuitamente: ogni facoltà garantirà un permesso non esclusivo di diffusione e pubblicazione degli articoli e delle ricerche prodotte su qualsiasi mezzo d’informazione interessato, a patto che non vi sia uno scopo di lucro legato a detta pubblicazione. Per facilitare questa operazione di diffusione, la versione definitiva di ogni pubblicazione dovrà essere disponibile da subito in formato elettronico in modo da archiviarla e renderla disponibile al download gratuito in tempo reale.
Fonte: http://it.health.yahoo.net/p_news.asp?id=25050&c=56&s=15

Avete mai provato ad usare il portale UNI2B realizzato da varie Università italiane per mettere a disposizione delle imprese le proprie competenze?

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Inaugurato BolognaSalute, la sanità a portata del cittadino

Scritto da Domenico Tosello su 24 Aprile 2009

salutebologna.JPG E’ stato inaugurato il portale salute.bologna.it.

Una delle più avanzate iniziative di Sanità 2.0 che sembra proprio andare nella direzione giusta: “Vogliamo cambiare punto di vista: smettere di pensare ai servizi sanitari solo con l’ottica di chi li fornisce e metterci nei panni del cittadino che ha bisogno di usarli. Il nuovo portale bolognese della salute è quindi un modo di voltare pagina. Ci troverete informazioni semplici, come le farmacie di turno o i medici di famiglia; funzioni avanzate, come la prenotazione o il pagamento di prestazioni; indicazioni in tempo reale, come il tempo d’attesa nei pronto soccorso e nei centri di prenotazione; elenchi e mappe georeferenziate, con la possibilità di costruire percorsi. Non importa sapere prima quale sia l’azienda sanitaria che gestisce un certo servizio, perchè questa è l’ottica del cittadino“.

Messo alla prova dei fatti fa senz’altro impressione vedere in tempo reale i tempi di attesa dei vari pronto soccorsi o poter prenotare e pagare online una visita o un’esame.

I problemi strutturali dei tempi d’attesa ovviamente al momento restano, tuttavia questi strumenti 2.0 certamente aiutano sia i cittadini sia gli operatori della sanità… E lasciano ben sperare.

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IBM, Google, Microsoft… quando la salute 2.0 si fa business

Scritto da Domenico Tosello su 3 Aprile 2009

ibm_google… i big iniziano a giocare.

Google Health lanciato nel maggio 2008, sta cercando di portare gli utenti a mettere online le informazioni personali sulla salute, in concorrenza con Microsoft HealthVault, ed ora ha raggiunto un accordo con IBM per la costruzione di un “servizio sanitario telematico”, capace di raccogliere i dati direttamente dal corpo degli utenti abbonati, aggiornarli in tempo reale, rendendoli immediatamente consultabili. Con questa informatizzazione si potrebbe generare, inoltre, una forte contrazione dei costi sanitari, senza per questo intaccare la quantità dei servizi offerti.

Ibm dovrebbe sviluppare una serie di dispositivi medici capaci di rilevare battito cardiaco, pressione e composizione sanguigna. La micro-clinica portatile, grazie alla tecnologia Wi-fi, sarebbe poi in grado di immettere nella rete i parametri raccolti e aggiornare istantaneamente il database di Google Health . Gli utenti abbonati potranno quindi avere a disposizione un quadro clinico ovunque, in tempo reale e, soprattutto, completo di tutti i dati necessari.

Scenari più o meno futuribili?

Se le più grandi imprese globali si stanno gettando a capofitto nella salute 2.0 intanto è probabile che non sarà una moda, e poi - se l’appetito vien mangiando - c’è l’eventualità che ci prendano gusto.

Ovvero, se IBM si mette a fare dispositivi medici e Google prosegue a sviluppare il web 3.0 (e a potersi permettere acquisizioni miliardarie) potrebbe scapparci una rivoluzione nel settore salute senza precedenti: dei nuovi standard globali comunicazione nella sanità e nel settore medical devices stravolgerebbero il biomedicale, un settore giovane e finora composto da numerosissime nicchie che potrebbe diventare appetibile ai big dell’ICT.

O viceversa, come suggerisce alla TED Conference Tim Berners-Lee, l’inventore del web, il web semantico potrebbe scombinare un’altra volta le carte e vedere emergere nuovi protagonisti?

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Una sanità più intelligente, ma…

Scritto da Domenico Tosello su 15 Marzo 2009

Smarter Planet è la nuova strategia di IBM, raccontata da Luciano Martucci - il numero uno di IBM Italia - a Data Manager Online. ”Samuel J. Palmisano - amministratore delegato e presidente di IBM - ha delineato un mondo già ampiamente trasformato dalle tecnologie e dalle interconnessioni, una realtà dove non è più possibile agire su scala locale senza che le conseguenze di certe azioni si ripercuotano “altrove”. L’imperativo però è far fare alla trasformazione un salto di qualità e questo significa non solo più tecnologia (non è certamente solo un discorso quantitativo), ma tecnologia migliore, soprattutto maggiore integrazione, maggiore capacità di incrociare le informazioni, di estrarre un senso da esse. C’è un lavoro incredibile da fare a livello infrastrutturale, nell’energia, nelle risorse idriche, nei sistemi e mezzi di trasporto, nella supply chain delle aziende, nei servizi essenziali al cittadino, a partire dalla sanità (…) Smarter Planet è un concetto più forte e, in sintesi, mira ad avvicinare il più possibile la tecnologia ai suoi utilizzatori. A cambiare è lo scopo di tale vicinanza, che dev’essere quello di mutare ciò che succede, il nostro modo di lavorare. In Danimarca è stato appena inaugurato un portale della sanità che riunisce in un unico punto d’accesso tutte le informazioni necessarie. In Italia il Sistema Sanitario non è neanche un sistema. Non c’è integrazione tra chi fa ricerca, chi fa diagnosi, chi cura e chi fornisce assistenza assicurativa e previdenziale. Non ci sono due ospedali in Italia che abbiano cartelle cliniche uniformi, seguano protocolli comuni.

Per approfondire: sito dell’IBM Smarter Heathcare
L’IBM (e la tecnologia più in generale) ci potrà anche mettere del suo, ma per fare gli italiani, la sanità e le imprese italiane 2.0 ci dovremo mettere del nostro!

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